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17 aprile 2014
Montaggio Video Rifugio Pomara

Ogni tanto il blog fa un passo in avanti, seppur piccolo...
Un insieme di dati vien mosso in questa vasta rete e porta su questa pagina il montaggio video di un escursione in mountain bike al Rifugio Pomara (Santa Lucia del Mela) del 29 Marzo 2014.
Quattro amici, un fiume, qualche rampa e molto sudore...

https://vimeo.com/92009010


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letteratura
15 marzo 2013
Guillermo Arriaga Retorno 201


Guillermo Arriaga, chi non ha visto i suoi film, in veste di sceneggiatore, o di regista, avrà forse qualche remora nel comprendere il resto della recensione. Trattasi di un autore volto al sacrificio, letterariamente. Che afferma, che parlar di morte e tristezza, in realtà, sia omaggiare la vita in un mondo che nega e soffre il trapasso.
La sua penna, è colma di dura e cruda realtà quotidiana sputataci in viso.
Pensare alla cosiddetta trilogia della morte, composta dai tre film “Amores Perros, 21 grammi e Babel”, diretti dal suo amico Alejandro González Iñárritu (entrambi Messicani), ci riporta ad un senso di gravoso disgusto verso l’asprezza della vita. Tuttavia suffragata da quel filo religioso e mistico che Arriaga cerca e perpetua costantemente.
Scrivere romanzi per il cinema (come ama dire), lo ha portato a divenir regista di una propria stesura, “The burning plain”, anch’essa intreccio tra varie vite e densa di significati.

Retorno 201 (edito da Fazi Editore nel 2007) è una raccolta di quattordici racconti, scritta quando il nostro, ventiquattrenne, fu costretto a letto da una grave malattia.
Di questo libro, quasi autobiografico, riporto qui la mia impressione, tramite qualche riassunto.
Il “retorno”, è semplicemente una strada che porta a dei grandi condomini con antistante una rotatoria per l’inversione di marcia. In messico, queste sono vie dure. Ci si scontra con la realtà di un’esistenza magra e logorante.

In questi angusti luoghi, l’amore non funziona, l’amicizia non funziona, la famiglia non funziona…, la vita non funziona...:

           -      L’invito (1987)

Si narra di un gruppo di ragazzini, cui si aggrega un nuovo amico di nome Segismundo. Il suo inserimento non è dei più semplici, l’esser diverso (è albino), lo emargina. Ad accentuarne le difficoltà, pensa il bullo della combriccola, Rafael, impegnato, a non perder occasione per metterlo in cattiva luce e ridicolizzarlo. La storia è un flashback continuo tra l’età adulta e adolescenziale dei personaggi.
Fulcro della storia è ciò che l’albino subisce nell’esser malmenato da Rafael, ed essere costretto a due settimane di convalescenza. Di contro, l’ennesima bravata del cattivo elemento, vedrà costretto il padre, a optare per un collegio di stampo militare per i prossimi cinque anni. Nel lasso di tempo trascorso, quello che veniva chiamato spregevolmente “Rat”, crescendo, si è trasformato in un vero e proprio “Vichingo”. Volto a metter terrore a tutti, ad usare il malcostume vissuto, in suo favore. Ovviamente l’agognata vendetta nei confronti di Rafael, sarà presto servita. Quest’ultimo, una volta di fronte, non arretrerà d’un passo seppur incalzato dall’impressionante stazza di Segismundo. Sbeffeggiato ancor pesantemente dal militare, il vichingo, tornato “Rat”, perderà la propria invulnerabilità e verrà ancora malmenato.
Alcuni muri nella vita, seppur bassi, restano invalicabili.

          -      La vedova Diaz (1986)

Le voci di paese, son le peggiori. A farne le spese, una povera signora. Etichettata “vedova” per via della grave malattia che ha colpito il marito relegandolo ad uno stato quasi vegetativo. La vita sommessa della Diaz, prima col padre padrone, poi con lo sposo di un matrimonio d’interesse, ha reso argomento di discussione la signora. Tre amici, ne fanno tema centrale delle proprie chiacchiere, da quando la vedono al mercato intenta in una semplice spesa. Giustamente sopresi, da un impegno che in precedenza, da nobile, non era consuetudine espletare. Di li a poco, la “vedova”, si reca nello studio di uno di questi, Ruiz, un mediatore immobiliare. La malattia del congiunto, non permette più una vita agiata e l’unica soluzione per continuare dignitosamente la propria esistenza, è quella di vendere la grande casa in cui dimorano. Aiutata in tutti i passaggi, la signora verrà resa partecipe dal curatore del fascino che da anni esercita su di esso. Restia a qualunque rapporto, non vorrà più vederlo. Ma otto mesi dopo, la “vedova Diaz” si ripresenta nel suo ufficio. Pronta, a fronte di un compenso, a cedere il proprio corpo. L’aggravarsi delle condizioni di salute del marito, hanno reso tale la disgrazia da indurla in tale decisione. Ruiz la riveste immediatamente e le dà del denaro. Nel breve giro di qualche mese, il signor Diaz muore. Poco tempo dopo, non accettando la mancanza dell’amato, lei si lascia morire. Il suo crepacuore evidenzia le ingannatrici apparenze.

         -      New Orleans (1986):

Il buon vicinato, pretende delle regole. A volte ad erigersi come paladini di quiete e convivenza, vi si trovano soggetti privi di tatto e magari codardi. Il Dottor Del Rio (personaggio ricorrente in questa raccolta), cerca con ogni sforzo di cacciare l’ultimo arrivato, reo di emettere grida e rumori molesti nel cuore della notte, usando l’influenza dei vari vicini.
Porfirio è il primo a presentarsi alla sua porta. Impressionato dalla sua enorme mole, ed in egual misura dalla sua gentilezza, non riesce ad accennare all’argomento. Il Dottore, dopo tante discussioni e altrettanti nulla di fatto, decide di andar di persona, ma non da solo. L’uomo li accoglie con garbo e racconta loro di esser stato un capitano di navi mercantili ed aver girato il mondo solcando ogni mare. Fin quando in una navigazione sul Mississippi, verso New Orleans, ricevette la visita di una signora di colore, incaricata dalla sua ex compagna di accudire la figlia di cinque anni di cui lui non conosceva l’esistenza. Stanca per l’avanzare dell’età, lo richiamava alla responsabilità e ne faceva in un solo istante padre. Conscio della propria vita itinerante e del bisogno della piccola Katty, si dimise subito dalla compagnia per prendere dimora in una capanna proprio lungo le rive del Mississippi. Il suo senso di vita era diventato Katty. Viveva per lei ogni giornata. Un giorno i forti acquazzoni, che spesso prendono di mira New Orleans, resero impraticabile la zona circostante la capanna. Il fiume ingrossava, portando con se grossi arbusti. Tuoni e fulmini rimbombavano in cielo e spaventavano sempre più Katty. Uomo di mare, lui, tranquillizzava la piccola dicendole “è solo acqua, non temere, non aver paura..”. Ma il Mississippi, inesorabile, prese di petto la capanna e portò a fondo Katty, perdendola nell’oscurità del fiume e del suo cuore.
Anche il Dottore andò via senza accennare nulla. La questione però, si ripresentava ogni notte. Finché un altro vicino indotto dalla moglie, venne a contatto nel pieno della notte con lui e fu malmenato. Quale miglior occasione per il Dottor del Rio per una denuncia liberatoria (?!), non riuscendo a convincere l’amico a sporgerla, decisero di andar tutti assiemea cacciarlo. In casa non vi trovarono nessuno. Il dolore ogni notte si propagava troppo ed un vicinato non era in grado ne responsabile di attutirlo.

         -      Nell’oscurità (1986):

La sicurezza di un rapporto tra un uomo e una donna, rende la routine scontata e sottovalutatamente mediocre. Finché, un incidente rende cieco lui e provoca lentamente un senso di sdegno in lei. Il rapporto logoro porta Magda ad allontanarsi da casa, per farvi ritorno sotto l’insistenza dei parenti. La realtà, cattiva, è lo sconforto in cui lui cade, raggiunge l’apice quando inizia a non ricordare il volto della sua amata. Il suo nome è l’unico appiglio, ripetuto più volte nel suo racconto, centrico come un sistema in cui lei ne è il sole. Un sole morente. Difatti, illuso di poter tornare a vita propria, sbatte contro la completa dipendenza da Magda. Talmente virulenta, da farlo soprassedere a quel ripugnante odore maschile, che ogni sera, al ritorno a casa, Magda ha sulla pelle. Malaffare si, ma il loro sostentamento è Magda, il suo corpo, e lui lo sa bene. Sarà solo un “brutto male” ha interrompere questo deforme rapporto. Un percorso frantumato, a cui lui, inutilmente, chiede solo di poter aver ancor presente il suo viso.

          -      La notte azzurra (1986):

Ancora il Dottor del Rio protagonista, il quale riceve la visita nella sua abitazione di due poliziotti. Accolti in modo sgradevole, domenica di festa e con ospiti, i due portano due gravi accuse, aborto illegale praticato ad una ragazza e dato il suo dissanguamento, omicidio colposo. Le logiche esternazioni di innocenza e distanza dall’accaduto, fanno in modo vergognoso da contraltare ai suoi pensieri. In sé, gravita la consapevolezza di come ha rassicurato la ragazza ed il suo compagno, di quanto potesse invece esser pericoloso data la sua gravidanza, di dove aveva effettivamente operato e di quanto aveva incassato, cinquemila pesos, per liberarla da quel feto indesiderato.
Mentre gli agenti lo incalzano, pensa pure a come si sentiva infastidito dalle lamentele per perdite e fastidi post intervento della ragazza. Tuttavia, ciò che davvero lo scuote, sono i dodici anni di pena paventati. Per fortuna sua, l’uomo è in fin dei conti un animale, una bestia con un prezzo, in questo caso. Alla domanda, “cosa si può fare?”, un rolex e cinquemila pesos, lo registrano fuori città il giorno dell’accaduto e causticamente di ritorno alla sua agiata vita. 

“In questo mondo non c’è nessun Dio. Qui le cose, gli uomini, gli animali si muovono da soli. Questo caos, noi lo chiamiamo vita… Una perdita di tempo”.

Frase d’effetto e cruenta, come i suoi film, di cui consiglio la visione più di questo peculiare libro.





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letteratura
23 luglio 2012
Luis Sepùlveda L'ombra di quel che eravamo


Tutti si è animali politici, intendeva Aristotele. Chi guidato dalla passione per una bandiera, da un ideale, forse più d’altri.
Luis Sepùlveda in questo racconto (edito da Guanda nel 2009), ci inoltra nel sentimento post rivoluzionario. In una sorta di appuntamento coi ricordi. Il cammino di quattro uomini d’età oramai avanzata, pungolati nel proprio orgoglio e pronti ad un ultimo sussulto. Come sempre, il Cile e Santiago in particolare, a far da sfondo ai suoi scritti.

In una città oramai cambiata, dopo anni di esilio o peggio di torture, Arancibia, Garmendia e Salinas attendono in un oscuro garage, l’arrivo dell’uomo che li ha richiamati in “servizio”. Pedro Nolasco, detto l’Ombra. Uno specialista in rapine in banca, ma non solo. Nella sua lunga militanza anarchica, ha scandito gli avvenimenti del paese, cercando sempre “di lottare per non dimenticare di essere già libero” (citando Sepùlveda).
Non arriverà mai all’incontro. Sulla sua strada, incrocerà la più strana delle armi contundenti. Un vecchio giradischi. Lanciato da una donna in preda ad una crisi isterica causata dal marito, lo strano oggetto lo colpirà alla testa. 
La sua morte, improvvisa, strana e per certi versi romantica, mette in allarme non poco l’ispettore Crespo. La sua indagine non è per nulla difficile, poiché la signora Concha confessa immediatamente l’accaduto, imputando al marito cialtrone e non dedito a nessun tipo di lavoro, la momentanea frustrazione colpevole del lancio di oggetti dalla finestra. Coco Aravena, questo il nome, lascia pensieroso l’ispettore. Difatti, lo strano personaggio, impegnato solo nella visione di qualunque pellicola cinematografica, scompare col revolver trovato in dosso all’Ombra. Cosa mai potrà farsene di una pistola?! E specialmente, perché mai l’anarchico se ne andava armato per le vie della città?!

I tre militanti hanno tutti una dura storia alle spalle:
- Arancibia, facente parte di una famiglia di comunisti schierati e quadri del partito, è quello che dopo il golpe di Pinochet, rimase nella patrie galere a subire i peggiori trattamenti. Perdendo entrambi i fratelli, divenuti desaparecidos e ritrovandosi dati i trascorsi, con non più tutte le rotelle a posto;
- Garmendia, da quel triste 11 settembre 1973, cambiò vari nascondigli e proprio grazie ai genitori di Arancibia riuscì a lasciare il paese. Il primo rifugio fu l’Argentina, ma l’aria che tirava era pesante e dovette riparare nella terra del compagno Nicolae Ceausescu, la Romania. Qui l’apparente vita da rifugiato in un paese amico, non fù una passeggiata. Per quattro anni un agente della “Securitate” lo segui passo passo, strappandogli persino i capelli per redigere giornalmente un fascicolo sulla sua persona. Il cibo, razionato per rendere tutti uguali, era uno scarto delle viscere di animali, dato che il dittatore aveva deciso di esportare tutto. Ed inoltre, la tessera di approvvigionamento funzionava solo nel proprio quartiere. Stremato, saltò sul primo treno merci e scappò in Jugoslavia. In lacrime per la fame e la disperazione, appena nominò il Cile, i miliziani dell’unico partigiano assurto a capo di stato (il Generale Tito) lo accolsero con carne alla brace e vino;
- Salinas, scelse la Francia come nuova patria da cui ripartire. Questo, dopo aver vissuto da “supervisore per i posti di lavoro che creavano problemi” gli anni di Allende. Ovvero, dirigere un allevamento di polli, in piena astinenza da mangime ed esser creativo nel risolvere ogni grattacapo. Dopo tredici anni in Europa, una volta divorziato dalla moglie, la mancanza del proprio paese diventò tanta e il ritorno a dispetto di figli e nipoti, improrogabile.
Tuttavia, questi tre ragazzi, conosciutisi tra le fila della “Juventudes Comunistas”, per poi far parte della frangia più forte del partito socialista (le ELN nate per appoggiare la lotta di Che Guevara in Bolivia), erano invecchiati velocemente. E le loro “forzate assenze”, li rendevano dei disorientati. “Senza avvisarli, gli avevano cambiato il paese”.
L’Ombra nel corso degli anni, senza mai esporsi troppo, li aveva indirizzati nella vita da militanti, rendendoli partecipi d’azioni volte a distribuire cibo al popolo o creare danni ai capitalisti. Per loro, adesso, si prospetta un'impresa in grado di rendere più semplice gli ultimi anni della propria vita. Sin dal lontano ’73, l’anarchico era a conoscenza di un tesoro nascosto in una parete di un’ex banca. Negli anni aveva preso qualche spicciolo per tirare a campare, ma il mezzo milione di dollari, era sempre li, dove nemmeno l’esercito provvisto di ogni diavoleria era riuscito a scovarlo. In più di trent’anni, da banca, il locale, si era trasformato in negozio di porcellane, salone di bellezza, agenzia viaggi, profumeria ed infine topless café. Adesso, l’Ombra, aveva programmato per il 16 Luglio il recupero del bottino.
Per quella data, aveva previsto la propria fine. Si sarebbe tolto la vita da vero anarchico proveniente da una stirpe di suicidi, di chi sceglie di proprio pugno quando e come salutare questo mondo. Avrebbe partecipato all’azione e poi, proprio con il revolver appartenuto al nonno suicida, pioniere tra gli anarchici e famoso per le prime rapine in banca nel 1925, avrebbe detto addio. Questo prima di aver fatto i conti col giradischi di Coco Aravena, che proprio in mano, adesso, impugnava il revolver. Anche quest’ultimo disgraziato, aveva partecipato alla gioventù comunista ed a qualche azione. E l’aver scoperto cosa era andato ad interrompere, lo riduceva in lacrime.
I quattro, orfani dell’Ombra, decidono di mettersi in gioco. Alle sei del mattino, recatisi in questo sedicente bar, una volta recuperato il tesoro, trovano una lettera di commiato scritta in previsione dell’atto estremo. Stilata anche ad avvertimento della missiva inviata alla polizia, in cui sì indica la ben più importante cassaforte nascosta sotto il bancone, in cui si cela un verbale con tutti i conti bancari nascosti degli ormai pensionati gerarchi fascisti.
Alle nove del mattino, l’ispettore Crespo, dopo aver ricevuto la visita dei coniugi Aravena, costituitisi e respinti in fede al giudizio di un vecchio poliziotto, sicuro della casualità e cosciente dell’inefficienza giudiziaria del proprio paese, sarà catapultato in quel prezioso café. Qui, davanti a molti giornalisti, leggerà il verbale della vergogna. La macchia che incombe su un intero popolo.

Questo racconto, non di alto livello, ma gradevole, è un inno alla vita, perché “la libertà è uno stato di grazia e si è liberi solo mentre si lotta per conquistarla”.

Consiglio Luis Sepùlveda.

melo

diari di viaggio
15 luglio 2012
MotoGiro verso la Toscana...

Da tempo, sognavo di percorrere nuove strade, attraversare altre regioni, scoprire nuovi paesaggi. Programmare con un amico, un viaggio in moto all'insegna del sano divertimento. Quello che in molti definiscono spirito bikers. Macinare chilometri, fermarsi per un caffè, un'informazione, assaporare gusti e accenti diversi, far esperienza, immortalare momenti e quando s’incrocia un altro centauro, salutarsi alzando il palmo della mano…

Dalla mia Pace del Mela (Me), giovedì 28 sera, proprio al fischio finale di Italia - Germania 2 a 1, mentre gli Azzurri si abbracciano a centrocampo e gioiscono in vista della Finale (infausta) con la Spagna, grato per non avermi fatto partire durante i possibili supplementari, io e il mio Ducati Monster, ci incamminiamo verso una piccola e affascinante avventura. Roma.., l’Abbruzzo.., la Toscana.., ci attendono.

Arrivato a Messina alle 23, mi si presenta un primo inaspettato macigno. Il traghetto per Salerno, prenotato con due settimane d'anticipo con l'ausilio di un amico, è lì ancorato ad aspettarmi, ma... il biglietto è errato. Data la partenza fissata alle 00.30, l'antipatico impiegato della Caronte & Tourist, con poco garbo e molto zelo, mi fa notare come sul mio tagliando non sia riportato giorno 29, bensì il 28 che va a “spegnersi”. Nessuna apertura verso un ragazzo in vacanza, ne alcuna scontistica mi viene in soccorso. Euro 111 e sorridere, e lo farò di certo quando nei giorni a seguire, scoprirò che non vi è alcun modo di rientrare della somma pagata per il biglietto errato! Giù di morale fin dal primo passo ma ricco di speranza per quelli a venire, m’imbarco su questo vascello, pieno di tir e camionisti. Proprio uno di questi, sarà il mio compagno di camera per le otto ore di viaggio nel pieno della notte. Difatti, in fase di organizzazione, sia per risparmiare (con poco successo dato l’accaduto), sia per una maggior apertura al gusto del viaggio, ho scelto di non optare per una camera singola bensì per una che possa ospitare anche quattro viandanti. Dopo una prima mezz’ora di ambientamento in solitaria, mi si presenta di fronte un omone dall’impressionante stazza, rivelatrice di chissà quale voracità, anche se c’è da dire, che a dispetto dei tanti chilometri percorsi, gli autisti di tir, fanno una vita estremamente sedentaria. Un ossimoro quotidiano!
Ancora scioccato per aver regalato alla famiglia Franza una bella somma fuori programma, Alfio, questo il suo nome, mi avverte che è un gran “russatore”, definendomi tuttavia fortunato perché non ha dimenticato la macchinetta che pertutta la notte, lo inalerà di aria fresca e farà dormire meglio lui e diconseguenza me. Fatto un sospiro per il pericolo scampato, inizio a pensare a cosa mi aspetterà nei giorni a seguire. A quali strade nuove e simpatiche potrò traversare. A cosa vedrò.. e perché no, cosa mangerò di nuovo che il mio palato già non conosca. Per me ogni viaggio è cultura e di questa fa parte anche quella culinaria ovviamente. Ogni paese può offrire tanto anche a tavola.
Sono l’una quando molliamo gli ormeggi, Alfio dorme già da una decina di minuti, quando decido di far ricorso ad un paio di tappi per le orecchie che fortunatamente ho messo in zaino. Son riconoscente al marchingegno che non gli permette di russare, ma questo fa un continuo fischio per emettere aria e sta iniziando a diventare antipatico… Buonanotte.

Ore 9.30 di Venerdì 29 Giugno, il porto di Salerno è ben in vista, stiamo per attraccare. Rapida colazione con caffè e latte e via. La moto è ancora legata quando scendo al primo ponte, un gentile operatore sgancia il nastro e mi fa cenno che posso andare. E’ un gioco da ragazzi trovare l’autostrada dal porto di Salerno. Saranno 240 chilometri fino a Roma, fatti di lenta andatura causa "tutor" (non si devono sforare i 140 km/h di tachimetro) e tanta noia. L’A1 è un’autostrada moderna, dotata di tre corsie, l’esser dritta per tutta la sua lunghezza la rende però stancante. Specialmente quando a spalla, si ha uno zaino stracolmo ed a parte la moto non avvezza a taluni tipi di traversate, non si è abituati a certi pesi. Le spalle già dopo una cinquantina di chilometri chiedono riposo! Ma la voglia di arrivare è più forte e per assurdo, dà più fastidio l’immenso sciame d’insetti incrociato poco dopo Napoli che ha reso vano il tuo preparare la moto di tutto punto e quasi oscurato la visiera del casco!

Nella capitale ci sarà Enzo ad aspettarmi, caro marito di un’amica di vecchia data. Un vero appassionato, curioso della vita e dei suoi perché. A bordo delle nostre moto (la sua una Sprint Triumph), diverremo girovaghi per tre giorni.
Alle 12.40 mi fermo all’autogrill “la macchia”, mancano solo 40 km all’arrivo e sia io che il Monster abbiam bisogno di liquidi. Chiamo dicendo che presto sarò nella capitale, Enzo mi indica come arrivare all’Eur, luogo dell’incontro. Mezz’ora dopo, solco le strade romane. La Laurentina, la Cristoforo Colombo e poi l’obelisco della piazza centrale dell’Eur. Talmente brutto e squallido nelle sue fredde geometrie architettoniche da farmi pensare che il duce, è proprio riuscito a farlo a sua immagine e somiglianza.
In una calda giornata di fine Giugno, dopo tanta autostrada e con qualche dolorino alle spalle, raggiungo Enzo, li ad aspettarmi. Un saluto, un abbraccio e via verso Trastevere. L’emozione di percorrere Roma per le sue vie centrali mi cattura subito, mai avrei pensato di farlo a bordo della mia moto. Passare per il Testaccio, per Porta Portese o costeggiare il Circo Massimo è ancora più coinvolgente e guardarli dalla visiera del mio casco li rende unici. È proprio vero che il bello del viaggio non è la destinazione, ma il percorso per giungerci.

Una squisita insalata di riso e delle saporite polpettine mi rimettono al mondo. Quattro chiacchiere per aggiornarsi su accaduti e vissuti e qualche ora di relax prima di ripartire verso la prima vera tappa di questa avventura. L’Abbruzzo dista poco da Roma, libero finalmente dallo zaino, vestiti di tutto punto e come se nessuna fatica mi avesse traversato, in circa un’ora siamo all’Aquila. Non entriamo però nella martoriata città, andiamo dritti verso "Campo Imperatore". Uno splendido altopiano facente parte del GranSasso a 2100 metri sul livello del mare. Ricco di belle strade che si inerpicano fino alla cima, dove un grande osservatorio astronomico, una chiesetta e un hotel ancora attivo (famoso per esser stato l’ultima prigione di Mussolini prima della sua liberazione da parte degli amici nazisti) ne delimitano l’arrivo in vetta. Luogo altresì noto per esser stato il preferito di Papa Wojtyla per le sue lunghe passeggiate. La zona inoltre è talmente bella, che tanti registi l’hanno usata come set per film western o storici. Si può apprezzarne i paesaggi, liberare un po’ il gas delle nostre moto, sostare per godersi un po’ d’aria pulita e liberarsi nella fresca tranquillità della sua vetta. Si parla di almeno quindici gradi meno del caldo afoso di queste giornate.
Sarà stata una l’ora intercorsa tra salita e discesa, tanti i camper incontrati, impegnati a prender i posti migliori in vista della sera e qualche altro motociclista curioso come noi. Bisogna tornare a Roma adesso e il raccordo anulare è strapieno di gente che per cena vuol essere a casa. Per fortuna su due ruote è più semplice districarsi nel traffico e nel giro di un’ora e mezza siamo a casa. Qui, Enzo è stato tanto premuroso da provvedere anche al ricovero per il mio Monster. Passerà la notte accanto alla sua moto nel garage vicino casa, a riposo prima di un’altra lunga giornata. Per noi, non può finire qui, Angela ha prenotato in un localino all’aperto ed ha preparato una squisita Parmigiana. Docciati e rifocillati, ci apprestiamo a gustare un drink in questo locale, dove incontreremo anche Santi (fratello di Angela) in mezzo ai più disparati ballerini di Salsa e Merengue che la fanno da padroni!

Sabato 30 Giugno 2012, ore 10.20, dopo la colazione e senza alcuna fretta, partenza per la Toscana. Montepulciano la destinazione. Questa volta, grazie al classico ragno elastico da serbatoio, preferisco ancorare lo zaino al posto passeggero… Percorreremo la vecchia Cassia in 230 veloci chilometri, sperando vivamente di non distogliere alcun autovelox! Scorrendo i vari paesi e facendo sosta qua e la per un caffè o un succo di frutta, di breve riparo dal sole cocente, sentiremo consigli su quale strada più divertente affrontare per giungere in Toscana. Modificheremo leggermente il percorso concordato nelle varie telefonate e visto sull’ormai indispensabile google maps, non abbandonando più la Cassia dopo Bolsena, bensì dopo aver raggiunto Acquapendente. Comprendendo di aver valicato il confine tra Lazio e Toscana, alla vista dei primi campi di girasole ed alla cura certosina dei terreni.
Il gran caldo inizia a renderci stanchi, accentuando, data l’ora, anche la fame. In località “Le Piazze”, proprio sulla provinciale denominata “strada del Polacco”, facciamo sosta per pranzo “all’Hosteria de Le Nane”. Lo squisito antipasto, in cui un salame locale chiamato “la finocchiona” primeggia e un primo di “pici” fatti in casa all’anatra, solleticano il mio palato. Giusto quattro bottiglie d’acqua e poco vino (siamo pur sempre su due ruote) per ristabilire certi equilibri e si riparte. I due figli della cuoca dell’Hosteria, simpatici e loquaci, ci indirizzano verso alcuni interessanti tornanti. Tramite la “strada provinciale della Montagna di Cetona”, giungiamo a “Sarteano”, quindi a “Chianciano Terme”. I ragazzi avevano ragione, questa strada poco battuta non è affatto male e in poco tempo, ci ritroviamo a Montepulciano. Enzo ha prenotato in un bel agriturismo in località Abbadia di Montepulciano. “Il Greppo” è la classica azienda agricola a conduzione familiare. Siamo un tantino in ritardo in verità, arriviamo quando l’orologio indica le 16.30, ma è una vacanza! Il titolare e la moglie ci accolgono col sorriso e un buon bicchiere di vino bianco fresco. La tenuta è davvero notevole. Tanti vigneti, tanto spazio, vari dislocamenti di appartamenti, una gran sala ristorante e un’invitante piscina. Parcheggiato all’ombra, notiamo la presenza di due moto da turismo provenienti dalla Norvegia.., loro si che hanno percorso una lunga tratta! Comunque, preso possesso della camera, in men che non si dica, siamo a bordo piscina. Sembrerà strano, ma nel preparare lo zaino, entrambi abbiam dimenticato il costume. Può mica fermarci un così minimo particolare, infronte a quest’azzurro specchio!? Enzo in pantaloncini, io in slip nero e il relax è servito!

Sempre infase di programmazione itinerario, si era evidenziato un simpatico percorso peri paesi intorno a Montepulciano. Alle 18.30, come se non avessimo cavalcato ancora le nostre moto, partiamo per un giro di 120 chilometri! Il mitico Tourist Trophy, di cui ho tanto parlato ad Enzo in questi bei giorni, è fatto di 60 chilometri per le vie dell’Isola di Man in Inghilterra. Senza esagerare mai ma con tanta allegria in corpo, batteremo il nostro personale circuito.

“Torritta di Siena” verso nord è il primo paese su cui ci dirigiamo, “Trequanda” e poi giù in direzione “San Giovanni d’Asso”. 
La strada scorre in modo unico, si scollina per trovarsi di fronte ad un campo di meravigliosi Girasoli, si accelera e dopo qualche curva si è immersi in fieno a perdita d’occhio e trebbiatrici a lavoro. Dopo un bel tornante, ci si trova tra poderi ricchi di verde e gente a lavoro a contatto con la natura. L’emozione e la pelle d’oca di fronte a tanta bellezza e perfezione mi rendono felice. Penso a quante volte ho sentito dire ad amici: “vorrei trasferirmi in Toscana e vivere li per sempre”. Come non capire adesso..., specialmente quando noti come ogni metro di terra sia coltivato e dunque valorizzato e tra i vari possedimenti, non esista un muro, una rete, non un cancello! La concezione di possesso è ben diversa da quella a me impartita. I cipressi, talvolta, son usati come delimitatori e questo è tutto dire. Invidiabile.

Giunti a “Torrenieri”, proseguiamo verso “Montalcino” località famosa per il "Brunello", qui facciamo una pausa caffè e riusciamo a gustare meglio l’ennesimo e interessante centro medievale. Inizia a tramontare quando ripartiamo in direzione “San Quirico d’Orcia”, errando qualche incrocio e tornando sui nostri passi, giungiamo a “Pienza”, località nota per il formaggio di fossa. Ad una sosta per l’ennesimo bel paesaggio, notato che si son fatte già le 20.30, per correttezza chiamiamo l’agriturismo, dicendo che alle 21 saremo a tavola. La risposta della signora ci spiazza: “la cucina è chiusa, il secondo turno era alle 20”. La globalizzazione ci ha davvero catturato, è sembra di non essere in Italia ed in estate per giunta. Desiderosi di una cena dal sapore toscano, terminiamo il nostro giro a Montepulciano al ristorante “Il Pulcino”, zozzi (ma per nulla puzzolenti…) e incuranti del nostro abbigliamento motociclistico. Nulla di trascendentale in questa trattoria, sicuramente tanta scelta tra i prodotti di produzione propria, un bel terrazzo arieggiato e una bistecca “fiorentina” da un chilogrammo da dividerci! Siamo stanchi ed il letto del “Greppo” ci attende ma una capatina nel centro di Montepulciano e d’obbligo. Purtroppo anche qui, quando non è nemmeno la mezzanotte, scopriamo che i locali son già chiusi e la passeggiata per l’affascinante via centrale è quasi deserta. Dopo aver bevuto un caffè nell’unico bar ancora con le saracinesche sollevate, cogliamo l’occasione e con le moto ci rechiamo nella famosa e stupenda “Piazza Grande”. Gustandoci, insieme a pochi altri, un silenzio irreale e una “frescura” tanto agognata. Quattro chiacchiere e poi di rientro, l’ennesima immagine da ricordare. Un ragazzino in scooter che ci precede, lascia la propria ragazza all’entrata di un lungo e stretto sentiero in mezzo ad un campo di grano che sfocerà di fronte ad una casa rurale, illuminata dalla sola luce della luna piena. Come in un film!

Domenica 1 Luglio 2012, si decide di recarci a Siena dove il giorno dopo si correrà il primo Palio dell’anno (sarà vinto dalla Contrada dell’Onda). Dall’Abbadia di Montepulciano, sono circa 80 chilometri, nemmeno molti. Tramite la Cassia, “ritrovata” all’altezza di San Quirico d’Orcia e attraversando qualche paese, nel giro di un’ora e mezza siamo in loco. Troviamo parecchi motociclisti per strada e qualche auto d’epoca. Fermi in un bar, leggo una targa in memoria di alcuni partigiani caduti per liberare l'Italia dai fardelli fascisti, qui si è fattala storia ed è giusto ricordarlo.

L’entrata di Siena è talmente facile e veloce che senza neanche star molto attenti, in mezzo a tanti turisti, ci ritroviamo a pochi metri da Piazza del Campo. Un vigile ci ammonisce, li proprio non possiamo parcheggiare, ma non posso trattenermi dal far delle foto ricordo… Riponiamo le moto poco più in la, per non incorrere in ire funeste e anche se per pochi minuti, tastiamo il tufo su cui cavalli e fantini l’indomani, “butteranno l’anima” in nome di un antico rituale. Toccata e fuga, Siena l’abbiam vista. Si può riprendere la via per Roma. Non prima di aver pranzato però. Proprio a poca distanza dalla cittadina, attraversando “Buonconvento”, troviamo un bar-tavola calda (La Doria), che fa al casonostro. Una semplice pasta al pomodoro e basilico, un po’ di fresco e via per la Cassia. Alle 20.45 ci sarà la finale dell’Europeo tra Italia e Spagna…, tra noi e il comodo divano di casa, si frappone il traffico domenicale di rientro su questa afosa via. E’ talmente asfissiante che le soste sono più del previsto e la stanchezza, tutta in una volta, sta presentando il conto. Alle 18.30 tocchiamo il “Grande Raccordo Anulare”, nell’intenso traffico, raggiungiamo le vie centrali di una Roma ricca di bandiere ad ogni angolo e ragazzi in rotta verso le maggiori piazze. Docciati e pronti davanti la tv, la sconfitta sarà cocente.
Affiora pesantezza, bisogna preparare lo zaino per bene, domattina si torna a casa, il viaggio sta per concludersi, mi addormento pensando a questa bella esperienza e percorrendo idealmente certe strade.

Ore 8 in punto di Lunedì 2 Luglio,la sveglia suona ma è già da un pezzo che i miei occhi son aperti. Il pensiero del mattino è quello di passare dal Colosseo per una foto ricordo col Monster. Enzo è gentile e mi ci accompagna. Dopo avermi spiegato il tragitto per l’autostrada, ci salutiamo con la promessa di rinnovare l’esperienza al più presto, magari in Sicilia. 

Quasi tre ore di A1 verso Salerno (questa volta con lo zaino ben ancorato al posto passeggero), sembrano non passare mai. Tuttavia, non come le otto in pieno giorno sul traghetto per Messina. Un giornale e l’ipod con le “Lezioni di Rock” in podcast dei giornalisti di Repubblica Assante e Castaldo (che vi consiglio caldamente) su Queen e Beatles mi fanno compagnia, mentre alcuni stanchi camionisti russano nella sala poltrone e qualche turista cerca di dormire sdraiato su materassini da mare adagiati per terra. Scatto qualche bella foto al passaggio accanto l’isola di Stromboli, che sbuffando, sembra salutarci. 

Alle ore 22, scendo finalmente al “Molo Norimberga” di Messina, tempo di far benzina (ne ho consumati circa 110 litri) ed in meno di mezz’ora sono a casa. A Pace del Mela.        

Dopo 1756 chilometri, percorsi in quattro giorni, l’avventura è finita, non credo la dimenticherò.

Ho messo tanto fieno in cascina, quella dei ricordi.

Grazie Enzo.

melo


Link TripAdvisor delle mie recensioni:

Hosteria del Le Nane a Le Piazze (Si)

Agriturismo Il Greppo ad Abbadia di Montepulciano (Si)

Ristorante Il Pulcino a Montepulciano (Si)

Bar Tavola Calda La Doria a Buonconvento (Si)


 


 


 


 




 

letteratura
3 giugno 2012
Alessandro Baricco Emmaus

Ultimamente ho letto uno dei meno riusciti lavori di Alessandro Baricco. Meno, perché non regge il confronto con opere come “Oceano mare” o “Seta” ed il nostro scrittore non raggiunge mai quegli apici narrativi, onirici, estetici e di coinvolgimento.
Emmaus, questo il titolo, è uscito nel 2009 edito da Feltrinelli. Sono 139 pagine fatte di introspezione su di un mondo cattolico, da cui la maggior parte di noi vien sfiorato.
Baricco sfoggia la sua solita forma di scrittura, pulita, breve e disincantata. Il titolo, si rifà alla parabola del vangelo di Luca “in cui due uomini diretti verso la cittadina di Emmaus, parlano dell’uccisione di un uomo definito il messia, avvenuta pochi giorni prima e su strane storie di sepolcri vuoti. Questi, incontrano quindi un viandante che domanda loro di cosa si tratti. Stupiti che non ne sia a conoscenza, raccontano gli accaduti di Gerusalemme. Più tardi, l’uomo fà per andarsene, ma i due lo pregano di restare dato l’arrivo della sera. A cena, questi spezza il pane con naturalezza, loro capiscono solo in quel momento di chi si tratti. Egli sparisce”.
Alessandro Baricco, sottolinea così, il cammino comune di tanti. A volte percorso insieme per anni, decenni, senza mai del tutto sapere chi ci stia accanto.
Questo racconto, si rifà al mondo a volte “surreale” dei fedeli. Un modo di vivere sano, sulla retta via, integerrimi di ogni regola e morale. Tuttavia traviati in un perbenismo, che cela istinti e bisogni propri dell’uomo e assoggettati al peccato. Forse, come dice il narratore, i nostri sono più disposti di altri a convivere con l’incombenza del peccato. Sanno affrontarlo e per certi versi “gustarlo”.
Sono quattro ragazzi i protagonisti. Amici d’infanzia (in una città che qualche articolo di giornale definisce Torino negli anni settanta), che in piena adolescenza, si barcamenano tra il far del bene al prossimo (volontariato), suonare in chiesa e le prime attrazioni verso l’altro sesso. A cogliere le loro maggiori attenzioni, è una ragazza nobile di nome Andre. Soggetto strano e seducente, talmente accattivante, da catturare i nostri anche con un minimo movimento del collo o col proprio tono di voce. Stimolo di ogni loro pensiero nascosto, Andre, è il loro sguardo verso un mondo estraneo, fatto di divertimento come il sesso occasionale. Sono abituati a fidanzate che arriveranno vergini all’altare e lei con la “propria disillusa apertura”, ne destabilizza certezze e quotidianità. Specialmente, quando saranno consci della scarsa voglia di vivere di Andre, suicida mancata, che si fermerà solo quando vi riuscirà. Il lato oscuro di un’esistenza non devota alla liturgia ma bensì ad un oscuro malessere. Fascinoso nel suo conturbante divenire.
Bobby, Luca ed il Santo, usciranno distrutti da questa storia, nel tunnel della droga, suicida ed in carcere. Soltanto l’io narrante (senza nome nel racconto), si renderà conto di questo percorso compiuto con persone che in realtà non si era mai conosciuto approfonditamente. Domandandosi sempre, come possa esser accaduto di aver perso la via della rettitudine, consapevole però, che era ciò che tutti desideravano inconsciamente. 
Esistenze le loro, talmente scosse, che Baricco splendidamente definisce: “come uccelli dopo uno sparo, ognuno a volare largo, aspettando il tempo di ridiventare stormo”.

Detto questo, non riesco a consigliare tale racconto, salvo non siate cultori delle opere del nostro contemporaneo.

diari di viaggio
30 luglio 2010
Relax MSC Splendida

E' tanto che non aggiorno questo mio spazio nell'infinito web, dunque colgo l'esperienza di un viaggio per rinfrescare una bianca pagina...
Magari, servirà a qualcuno in cerca di svago...

Sunto di una bella Crociera sul Mediterraneo a bordo della MSC Splendida. Dal 15/07/2010 al 22/07/2010 

Tornare da una vacanza sul mare mi ha stupito. Ero un tantino restio alla crociera ma.. si ha davvero la sensazione del relax a bordo e una volta giunti a casa, si è travolti dalla nostalgia di quei sette giorni senza pensieri. Ovvio che non sia tutto perfetto, ma con oculatezza nelle scelte e programmando le vari escursioni, si può davvero fare, una bella esperienza. MSC di fatto, come tutte le compagnie, cerca di far soldi ad ogni vostro respiro. Cercherò quindi, di darvi le mie impressioni e ciò che ho riscontrato.

Imbarcati velocemente a Messina alle 10.30 di giovedì 15 luglio 2010, siamo stati prontamente accompagnati in camera, e già nel percorrere i corridoi della nave, ci siamo immediatamente resi conto, della bellezza ed eleganza della Splendida (da hotel a cinque stelle). La stanza, era di tipo interno, ovvero senza oblò ne finestra con balcone. Convinti dall’agente di viaggi per questa opzione a fronte di un grosso risparmio, la mia iniziale preoccupazione a riguardo, vi garantisco, è stata immediatamente sopita (se ci pensate, in crociera mica restate in stanza). La fattura dei mobili, del letto (comodissimo) e del bagno sono di livello e in stanza ovviamente vi è tv lcd, cassaforte, asciugacapelli e frigo. Il servizio è ragguardevole, il ragazzo addetto, si premura di cambiar gli asciugamano, pulire, fare il letto e se avvertito dall’apposito cartellino appeso alla maniglia della porta di notte, anche di portarvi la colazione in camera. Circa in mille fanno parte dell’equipaggio e di questi, credo almeno in seicento, sono extracomunitari instancabili e premurosi (con la "logica" politica della manodopera a basso costo). Tutti i posti di riguardo sono occupati da italiani, napoletani per la maggior parte.

Ad un’ora dal check in, le valigie ci sono state recapitate fronte alla porta e indossato subito il costume, il sole e la piscina sono stati nostri. Dalle 12 alle 16 ogni giorno, il buffet è servito con grande abbondanza e varietà di portate. Non tutto è squisito, ma gli chef italiani, in quanto a pasta, pizza, pane e carne, non sfigurano. Si può scegliere anche di andare a pranzare al ristorante assegnato, ma questa opzione è quasi da tutti scartata, dato che si è in costume e si fa prima al buffet. Mentre a cena, tutti e tremila i passeggeri, si recano nei ristoranti. Ve ne sono anche a tema, tipo il messicano o l’Olivo “mediterraneo”, però, a pagamento. Come detto, si ha un posto prefissato e dunque, anche la compagnia è uguale per tutti i sette giorni. Per socializzare infatti, si premurano di farvi sedere con coppie o famiglie eguali. Noi per fortuna, abbiamo trovato una bella e simpatica coppia di sposini in luna di miele (saluto Isa e Gigi). Il menù sulla Splendida, varia ogni sera, omaggiando una regione italiana e le sue specialità, ma ciò che mi preme segnalarvi e la squisitezza del gelato, superiore a torte e simili e, fate attenzione, non uguale nei vari bar della nave. Poi, giusto per non smentire la vecchia regola del: in crociera si mangia di continuo, per ben due sere a mezzanotte e mezza sono stati aperti buffet a base di pasta, frutta e dolci e, nelle restanti cinque, molti camerieri portavano su vassoi, grossi quantitativi di snack, pizzette e dolci. Comunque, se non si esagera non si ingrassa (e poi, si cammina molto come vedrete)…
Il costo della crociera non prevede alcun tipo di liquido da ingerire e, i prezzi sono alti per ogni drink, bottiglia di acqua o vino. Ma lungimiranti, loro pensano a tutto e vi propinano il blocchetto contenente 4 vini, 14 bottiglie d’acqua e 14 lattine per € 125, pagare e sorridere! Sarà valido dappertutto. Ovviamente, i drink alcolici, i caffè ecc.. sono esclusi e si pagano cari nei vari bar.
E la sera, nel dopo cena come ogni giorno, tutti nello splendido teatro (un vero gioiello) per i vari spettacoli organizzati dal capo staff animazione.

Tornando alla piscina, non bisonga portarsi asciugamani da mare, dato che ogni giorno la si può avere dagli addetti. Ciò che risalta immediatamente, è l’abbondanza di gente sulle sdraio ed in particolare, il rumoreggiare dei bambini gioiosi. Dopo due giorni, ahimé, anche noi abbiamo mollato e abbiamo scoperto l’area zen in poppa alla nave, con piscina, sdraio e idromassaggio e.. accesso negato ai piccoli.

Venerdì 16 luglio, porto di Civitavecchia:

da qui, Roma è a due passi, data la nostra recente visita nella capitale, abbiamo preferito tralasciare questa fermata e conoscere meglio la nave. Dopo averla girata in lungo e in largo (quanti bei bar a tema e completezza nei particolari su questa nave) e aver preso sole in abbondanza, ci siamo affidati alle sapienti mani dei ragazzi tailandesi della spa per un massaggio di bali. Ogni giorno vi sono offerte varie propinate sul ponte principale della piscina e nel programma consegnato ogni sera in cabina. Con i massaggi, abbiamo ricevuto l’accesso per un’ora alle varie saune ed al bagno turco da sfruttare in qualunque giorno da li a seguire.

Sabato 17 luglio, porto di Genova:

giunti in mattinata nel capoluogo ligure, abbiamo optato per una passeggiata fai da te, infatti la MSC per 45 euro offriva navetta e ingresso all’acquario di Genova. A piedi, credetemi, dista circa un quarto d’ora di strada, basta scendere e camminare sempre sulla destra e l’ingresso costa solo 18 euro. L’acquario è meraviglioso, grande lavoro di Renzo Piano per i cinquecento anni della scoperta dell’America nel 1992. Li vicino, trovate anche un vecchio galeone in ottime condizioni e altri due recenti simboli di Genova sempre a firma di Renzo Piano nel ‘92, il Bigo e la Sfera. Subito dopo, eccoci in centro e, se siete come noi amanti anche della cultura culinaria, passeggiate per i vecchi vicoli genovesi, i carruggi, andate a provare il pesto e le squisite focacce tipiche dei panifici (attenzione, non focaccerie e locali di ristorazione vari). In pieno centro storico, abbiamo trovato (dopo una ricerca sul web) Maria la zozza, trattoria storica e molto spartana ma dal gusto vero.
Dopo l’imbarco, prova emergenza per tutti gli ospiti con giubbotto di salvataggio e molta molta confusione sui vari ponti. Anche qui MSC non si è smentita, ha sguinzagliato i propri fotografi a “scattare” i croceristi. Infatti, ogni occasione, anche la più futile, è sfruttata in questa maniera. Dato che le foto, in un curatissimo angolo di uno dei più trafficati ponti, sono esposte e vendute a circa 20 euro a scatto o, con offerte al limite del ridicolo.

Domenica 18 luglio, porto di Marsiglia:

anche qui in Francia, siam scesi all’avventura, la MSC offriva le varie escursioni, tra queste quella simile alla nostra portava sempre per circa 50 euro alla chiesa di Notre dame de la Garde. Un posto meraviglioso che sovrasta tutta la città capoluogo della provenza. Oppure, solo per uscire dal gigantesco porto, un ticket per la navetta di 15 euro. Noi, con meno di 5 euro a testa di taxi (con la coppia di cui sopra parlavo) siamo giunti in centro e da li con 1 euro di bus pubblico in vetta. Dopo un’ora siam tornati per una passeggiata e lo shopping per le vie di questa solare città. L’originale sapone di Marsiglia fa sfoggio su molte bancarelle, e le baghette tipiche vi aspettano nei locali panifici.

Lunedì 19 luglio, porto di Barcelona:

ecco il primo dispiacere, la migliore tappa a mio avviso, ci vede sostare per sole 5 ore e mezzo puntando il reimbarco alle ore 13.30. Questo a causa della grossa distanza tra la Spagna e la Tunisia, prossima nostra tappa. Per questo, consiglio magari di scegliere la nave che ferma a Palma di Magliorca al posto di Malta.
Tuttavia, non ci siamo perduti d’animo, verificato il solito giochetto di MSC, 15 euro per uscire dal porto ed essere lasciati in prossimità della famosa Rambla o sempre 50 euro per le varie escursioni, siamo arrivati in taxi con 10 euro totali fino al marciapiede della Rambla ed abbiamo passeggiato fino ad incrociare a circa un chilometro la via per la Sagrada Familia di Gaudì, che dista circa quattro chilometri e dunque col caldo suggerisce un taxi per circa 10 euro. Una volta li davanti, dopo aver ammirato (dal di fuori) questa opera incompiuta, che ancora chissà per quanti anni resterà un cantiere aperto, abbiam dovuto calar la testa di fronte alla fila di circa due ore che ci ha precluso l’ingresso. Acquistati i vari souvenir, si è deciso, noi due maschietti per dir la verità, di optare per una tappa culturale di stampo calcistico. Il Nou Camp del Barcelona. Altri chilometri in taxi e altra fila paurosa per entrarvi. Qui le nostre dame si son superate e una volta tagliata la fila, al costo di 19 euro a testa, è iniziata la visita del museo e dello stadio del barca. Solo chi è appassionato di calcio, potrà capire la nostra emozione. Dopo due ore di foto ed esclamazioni varie, siamo rientrati esausti sulla Splendida per un mai più desiderato buffet.

Martedì 20 luglio, porto di Tunisi:

giunti in Africa, per la prima è unica volta, abbiamo deciso di concederci alle escursioni programmate di MSC, scegliendo per 49 euro a testa la visita a Cartagine ed alla Medina di Tunisi. Più che altro per evitare spiacevoli avventure in terra araba (informazione, basta la carta d’identità, la sera precedente in cabina dovrete solo compilare il visto). Sbarcati al suono della banda locale e con tanto di cammelli addobbati attira turisti, la guida locale (di nome Frik), ci ha guidato alla scoperta degli antichi scavi risalenti al periodo pre-guerre puniche ed a quelli meravigliosi della Cartagine ricostruita dai romani. Una volta nella medina, la visita non è stata altro che un susseguirsi di negozi amici della guida, intenti nel vendere dai tappeti, agli arghilè, ai vari manufatti e basi di famosi profumi. Infatti, la Tunisia è un importante esportatore di basi per le più famose marche, specialmente quelle prodotte in Francia.

Mercoledì 21 luglio, porto di La Valletta:

ultima tappa a Malta. Qui le nostre scelte hanno per la prima volta peccato. Subito fuori dal piccolo porto in molti, siamo stati attirati dai bus panoramici (di tipo inglese). 10 euro a testa e tanta, molta fatica! Questo giro è caldamente sconsigliato, Malta è grande come isola e qualunque giro facciate (ne esistono tre diversi), ci vorranno ore. Col caldo, la scomodità e la mancanza di organizzazione di questa ditta, sarà un calvario. Conviene per mia esperienza, che scegliate di visitare la città, le sue chiese e musei o andiate a mare se vi piace la spiaggia di tipo rocciosa. Postilla, anche se suona strano, gradevole il gelato all’hard rock cafè del porto.

Giovedì 22 luglio, porto di Messina:

beh.. qui mangiate arancini e/o granita…

In ultima analisi, abbiamo compilato il questionario MSC con un buon giudizio e tra le note e suggerimenti abbiamo riportato il nome di due camerieri meritevoli. Le note negative come dicevo ci sono: tra queste, l’escursione termica a cui si è sottoposti quando si entra o esce, davvero troppo freddo dentro la nave (i malanni sono certi) e il preponderante senso di esclusività delle loro escursioni a discapito di chi voglia scendere autonomamente. Di fatti, non vi è alcuna cartina delle varie località toccate a disposizione dei passeggeri.

Sbarcati alle otto e mezza al porto di Messina, resta il ricordo di una bella e rilassante vacanza, trascorsa assieme a due nuovi amici.

Dunque, non curatevi troppo delle recensioni negative in giro per il web, credo vivamente, siano scritte da gente troppo pretenziosa, di una certa età e/o con figli a seguito, di cui non vorrebbero occuparsi in quei giorni...!
melo


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letteratura
3 novembre 2009
Luis Sepùlveda La lampada di Aladino

Da tempo desideravo scrivere del “Cileno Errante”. Luis Sepulveda è uno di quei narratori di cui una volta letto il primo libro, resti catturato, sulla soglia di quel mondo fatto di pagine che è tuo, e in cui, decidi tu chi far entrare. I suoi testi sono fatti di passione, storia e politica latinoamericana e non di rado, anche di molte nozioni su poeti, scrittori e musicisti da scoprire. La sua vita, segnata dal golpe di Pinochet a discapito del Cile e di Salvador Allende (11 Settembre 1973), lo ha reso un esule cittadino del mondo, ma una penna verace, in cui personaggi e paesi vivono nei suoi racconti e forse… dei suoi racconti! Si smentisce addirittura, quando come nel libro di cui parlerò scrive: “gli esili troppo prolungati stemperano nell’oblio tutte le passioni”. Non è affatto così, ve ne sono che rendono una vita utile e importante, tutti i suoi manoscritti son li a contraddirlo! Raccontare e resistere è oramai il suo motto, perché come scoperto dopo il bellissimo Le rose di Atacama (testo del 2000), ci sono storie di eroi minori, di deboli sopravvissuti ai disgraziati eventi causati dall’uomo, che restano celate ai più, raccontarle non può far altro che rendergli giustizia.
Il libro appena chiuso è il suo penultimo lavoro, La lampada di Aladino (e altri racconti per vincere l’oblio) edito da Guanda e uscito nelle librerie a fine 2008, non il migliore ma prezioso anch'esso. Ci troviamo dodici brevi racconti, vagamente autobiografici per certi versi, colmi di gioia verso amici del passato (quasi tutti hanno una dedica particolare), anche vecchi conoscenti nero su bianco. Ovvero, vi è il ritorno del Vecchio che leggeva romanzi d’amore, il personaggio del suo primo fortunato libro.

La ricostruzione della cattedrale
– Ancora una volta, “il vecchio” sarà d’aiuto agli abitanti del villaggio El Idilio, abbandonato, dopo la sciagurata guerra per il petrolio tra Perù ed Ecuador. Coadiuvato dal caro amico “dentista”, riporterà la sua gente a ricostruire in una zona, l’Amazzonia, bella e selvaggia, ma, rattristata dalle lobbie pronte a defraudarla delle proprie risorse.
Le cose dell’amore
– E’, l’amore adolescenziale nato a Santiago, al corso di galateo, tra due anime quattordicenni e, che per anni si inseguiranno e a volte incroceranno. Una ragazza dell’alta borghesia, troppo bella e delicata, ma viva, intelligente, capace di amare al suono di “Son le cose dell’amore” del cantante Leonardo Flavio. Che dopo “una topica buca”, ritrova il nostro appassionato, studente ribelle durante l’occupazione universitaria del movimento studentesco, per poi scomparire ancora lasciandolo incredulo negli anni del fervore. Per poi riaffacciarsi venticinquenne, sorprendendolo dopo tanti anni ed i mille giorni di Allende… ed il golpe… in un carcere lontano da Santiago, ancora canticchiando son le cose dell’amore… Per poi riapparire una volta adulti e finalmente amarsi per una notte.
La lampada di Aladino
– Narra del commerciante Aladino Garib, che vicino lo stretto di Magellano, sull’isola di Wellington, sosta per vendere i propri indumenti caldi, le pentole, i coltelli, agli indios sinceri di quelle terre. Sicuro di un mondo che non esiste più lontano da li, quello del fidarsi l’uno dell’altro. Come ai tempi dei Fenici, che depositavano le proprie merci sulle spiagge e dal mare attendevano che i compratori scegliessero e lasciassero il giusto baratto senza alcuna remore, per poi adeguare la mercanzia in eccesso o difetto.
L’albero
– La più breve è forse la più intensa. Su un’isola di nome Lennox vi è un albero, l’ultimo, che incurante dei venti australi resiste in una terra la Patagonia (la fine del mondo o terra del fuoco) la cui asprezza e bellezza più “cantori” hanno riportato. Ribelle al proprio destino, finché in vita, sarà memoria degli altri compagni caduti. Fiero e baluardo del sud. Da quanto appreso in una sua intervista, Sepulveda sente vicina alla propria esistenza questa storia.

Penso con una sorta di presunzione, che bisognerebbe leggere gli scritti di Luis Sepulveda e dei suoi amici latinoamericani, insegnano e informano perché “se lo si fa bene, è possibile parlare di tutto, senza confini né patrie” parole sue! E' il mio scrittore preferito per questo e tanti altri motivi. Scopritelo anche voi...
melo

letteratura
17 settembre 2009
Alessandro Baricco Oceano Mare



Ho letto l’ennesimo libro di Alessandro Baricco dal titolo Oceano Mare (edito da Feltrinelli 1993). E’ uno scritto quasi poetico per certi versi, che come solito suo fare, ti catapulta in epoche in cui la nobiltà dei gesti e dunque degli uomini, era quasi preponderante. Una fregata francese, naufragata qualche secolo fa (si tratta della Méduse, dispersa a largo dell'attuale Mauritania nel 1816), dà il via alla novella di Baricco. Da qui, il suo scrivere accattivante e delizioso (sembra un ossimoro lo so), narra la grandiosità del mare. Il mare come risposta, come protagonista principale… il Mare... visto, vissuto, subito da diversi personaggi, che danno rilievo e corposità a questo racconto.

Scopriamo il prof. Bartleboom, uno studioso dei limiti della natura, alla ricerca di verità inconfutabili ma in realtà astratti, capace di amare la donna che non conoscerà mai, a tal punto da scriverle una lettera colma di dedizione e affetto ogni sera. Dell’adolescente Elisewin, una ragazzina affetta da una malattia rara e particolare, l’ipersensibilità, la paura di tutto e tutti. Del suo accompagnatore Padre Pluche, che non ha idea di come farla uscire dal proprio guscio ma grazie a lei troverà nuove vie. Ci imbatteremo in Ann Deverià, una bellissima donna esiliata dal marito per guarire da un malanno di nome adulterio. Del pittore Plasson, alla continua ricerca del modo di mettere su tela la bellezza del mare (senza peraltro riuscirci), dopo anni da apprezzato maestro di ritratti. Di Savigny, un ufficiale medico, con alle spalle una tragica esperienza in mare e di fronte la vita… Di Adams, un uomo con un obiettivo, trascinato dall’alto mare, incurante del tempo e delle difficoltà. Un solo obiettivo, la vendetta. Perché, ci sono Onde che scivolano via, solo più belle delle altre!

Tutti personaggi accomunati da una locanda sulla spiaggia. La locanda Almayer (che leggo è stata presa in prestito dai racconti di Joseph Conrad), gestita da una saggia bambina di dieci anni di nome Dira, di concerto a certi strani coetanei che fanno da guida (anche onirica) ai nostri succitati personaggi.

Credo che valga davvero la pena di imbattersi in libri di questo rango, ti trasportano. Mi son fatto l’idea che Baricco, sia folgorato da certe idee improvvise e sia scaltro da metterle subito su carta. In seguito magari, nasce in lui una storia da raccontare, e nel calderone riesce a farci stare splendide metafore di vita. Senza dimenticare, la capacità nel raccontare la medesima scena, da due opposti punti di vista.

Questo libro non sfiora l’eleganza di Seta, ma come avrete capito è consigliato.

Carmelo

                                              


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letteratura
13 settembre 2009
Recensione Libro: Il mio anno preferito
 


Ho appena terminato la lettura di un interessante libro a cura di Nick Hornby (il famoso autore di Febbre a 90'), dal titolo "Il mio anno preferito", edito da Guanda ed uscito nelle librerie nel 2006. Ho pensato che magari qualche "amatore della sfera" sarà interessato alla lettura di pagine inondate di passione per il nostro amato calcio. Si tratta di una appassionata raccolta formata da tredici racconti a firma di vari scrittori o simil tale inglesi. Da non considerare meravigliosa interamente, ma certe pagine, scorrono davvero veloci. Al contrario di quanto si possa pensare, non si parla nè di club blasonati nè di annate trionfali. Bensì, di piccoli club anche di Third Division (la nostra attuale Lega Pro), di stagioni talmente negative da aver lasciato il segno nella memoria indelebile di un vero tifoso, come di un'annata descrivendo una realtà bella e contraria a ciò che il campo in verità sancisce, o grazie ad un premuroso padre che per telefono aggiorna il figlio sul proseguo del campionato, ed al fascino tutto british del collezionare programmi di match. Col particolare successo a mio avviso, di tre racconti, in cui emozione, trasporto e il sacro motivo per cui alla domenica (mercoledì, sabato ecc...) noi tifosi trepidiamo sconsideratamente. Tre novelle di cui riporto un sunto recensio:
Repubblica è una bellissima parola di Roddy Doyle - Narra di quei giorni felici in cui l'Irlanda di Jack Charlton ai mondiali di Italia 90, fece battere ardentemente i cuori di un popolo famoso per essere caldo e a volte irrazionale. Le partite vissute davanti alla tv in un classico pub insieme ad amici e moglie con il ricordo di quanto fosse importante anche una piccola spilletta della texaco da piccino (le nostre figurine Panini direi). Che porta alla riflessione, che i 90 minuti da scalmanati tifosi in salotto, sono figli di quegli anni e quei sogni. Con la romantica conclusione di un bus scoperto da ringraziare col cuore in mano anche dopo la sconfitta nei quarti di finale contro l'Italia di Schillaci.
Scomparire? di Ed Horton - Siamo nella stagione 1991/'92 e l'Oxford United si barcamena tra conti in rosso ed una classifica scoraggiante. L'autore ci inoltra in una lotta che dura da anni contro il Presidente-padrone reo di non guardar al bene del club e dei suoi tifosi. Scorrono gli anni e le notizie date da giornali più o meno vicini ci danno idea di come la si possa raccontare una verità. Fin quando, un evento nefasto dà respiro al club per un finale dignitoso e liberatorio. La risolutezza del tifoso appassionato.
Psycho Mike e il pattinaggio fantasma di Don Watson - Accattivante cavalcata di un'annata, 1974/'75, da ricordare per sempre. Don ragazzo di origini scozzesi, vive la stagione perfetta palpitando e seguendo il suo amato Leeds. Club che in rosa, vanta parecchi campioni della nazionale scozzese e che dunque, lo riempie d'orgoglio e lo spinge a non mancare mai ad una partita casalinga ed in vari casi a ricorrere a finte giornate di pattinaggio per seguire in trasferta i propri undici beniamini. Scoprirà che non sempre l'alzare un trofeo rende immortali e che le ingiustizie della vita hanno innumerevoli facce.
Non è il migliore dei libri, ma per il tifoso sarà bello ritrovarsi in esso. Mentre per chi guarda da fuori questo mondo senza riuscire a capirlo, potrà aprire nuove vedute.

carmelo

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permalink | inviato da carficar il 13/9/2009 alle 0:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
5 novembre 2008
Un sogno?!


Giova allo spirito e all'intelletto, poter credere per una volta nell'umanità. La speranza finalmente sembra esser viva. Un paese come gli Stati Uniti, ci dice che bisogna cambiare, andare avanti e credere nel rinnovamento, in un futuro migliore!
Ascoltare alle sei del mattino Obama in diretta da Chicago, mi ha emozionato e reso più vicino a chi oggi racconta di un Kennedy, di un Martin Luther King, di un Gandhi, di un Tutu (il reverendo), di un Mandela ecc... Chi si trovava li, magari un giorno potrà dire: io c'ero, ero li in uno momento storico! Lo speriamo tutti!
Dato che su internet c'è tutto e di più sul suo trionfo, posto qui un omaggio propagandistisco dei Simpson's. Un vero capolavoro di satira, grande Matt Groening! Si trova sulla rete da qualche mese, ma non tutti l'hanno visto credo!
http://trovacinema.repubblica.it/multimedia/curiosita/Homer-prova-a-votare-Obama-ma/3151555/1/4

carmelo

ps:   Gasparri ancora una volta, ha mancato l'occasione buona per tacere... leggete qui:
http://www.repubblica.it/2008/10/speciale/altri/2008elezioniusa/polemica-parole-gasparri/polemica-parole-gasparri.html

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POLITICA
4 novembre 2008
Le accuse alla bella "ministra"...
 

Questa è davvero interessante come news...
Un deputato di Forza Italia, tale Paolo Guzzanti (padre dei notissimi comici di sinistra tra l'altro), commenta sul proprio blog il modo berlusconiano per nominare un ministro! Una sorta di sistema "delle emozioni regalate", che in una democrazia non dovrebbe trovar posto! Le accuse son forti e ragguardevoli, specialmente se a farle è un parlamentare dello stesso schieramento al governo! Che aggiunge inoltre, di esser convinto che la "ministra", non sia in grado di ricoprire il ruolo per scarsa competenza! Ovviamente la signora ha già sporto querela per diffamazione al Guzzanti ed a Repubblica che ha riportato la notizia!
Non vi sarà difficile capire di quale ministra si tratti!
Ecco alcune sue battute:
"Secondo quanto dicono alcuni testimoni che considero credibili, attendibili e tutt'altro che interessati - scrive nei commenti, rispondendo ad un suo lettore - esistono proporzionati motivi per temere che la signorina in questione occupi il posto per motivi che esulano dalla valutazione delle sue capacità di servitore dello Stato, sia pure apprendista. La sua intelligenza politica è nulla".
Ancora:
"Resta aperta una questione irrisolta: quali meriti straordinari hanno condotto questo giovane cittadino della Repubblica ad una carriera così fulminea? Mi chiedo come questa persona abbia ottenuto il posto".
Poi:
"il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? ..."
E:
" Per questo lo scandalo sarebbe devastante, costituzionalmente e istituzionalmente devastante. Più di scambio, tratterebbesi di compenso. Come scrisse Cossiga: 'ai miei tempi si offriva un filo di perle o un appartamento'".

Come al solito vi lascio dei link per meglio comprendere:

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/carfagna-governo/guzzanti-paolo/guzzanti-paolo.html

http://www.paologuzzanti.it/   (il blog del deputato, leggete anche le risposte ai commenti)

carmelo

ps:    Guzzanti è lo stesso, che mesi fa si ribellò ai proclami entusiastici del premier verso putin e la sua Russia! Un coraggioso praticamente!

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POLITICA
1 novembre 2008
La battaglia di Piazza Navona


Credo che il gerarca di arcore, stia riuscendo nei suoi intenti. L'Italia ha inserito una retromarcia che per molti, sa di rancori, paura e terrore! Le immagini degli scontri di Piazza Navona del 29 ottobre, sono un pugno allo stomaco. Leggere poi che il governo abbia con sicurezza identificato nella sinistra e i suoi ragazzi i colpevoli, fa sorridere con un goccio d'amarezza! Francamente pensavo che i colpevoli fossero da ricercare da entrambe le parti, ma dopo aver letto e sentito accuse precise mi sono meglio documentato. Restando sempre della medesima idea per logica (in effetti dei ragazzi organizzati di destra inneggiavano all'unirsi per la lotta contro la gelmini), invito tutti a informarsi, magari partendo da questi link:

http://it.youtube.com/watch?v=NYfdPdV66f0&feature=related

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-5/navona-verita/navona-verita.html

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-5/ltestimonianza-prof/ltestimonianza-prof.html

http://it.youtube.com/watch?v=ZqVr1l9fOdA&feature=related

http://it.youtube.com/watch?v=Gkn8fIvLwqM

carmelo

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CULTURA
29 ottobre 2008
Dark side of the moon...

Guidato dalla mia passione per Stanley Kubrick, mi sono imbattuto in un documentario francese del 2002, trasmesso dalla tv satellitare Planet qualche anno fa. I transalpini, rendendo ulteriore omaggio al genio del cineasta, approfondiscono uno dei più grossi tabù della nostra storia recente: l'Apollo 11, il 20 luglio 1969, è sbarcato davvero sulla luna?! O tutto, è stata una grossa opera cinematografica?!
Il filmato è davvero sconvolgente, vengono rivelati aspetti correlati alla missione a dir poco stupefacenti! Le interviste, poi, sono realizzate agli uomini politici del tempo, gli stessi che affiancavano Nixon in quei bui anni della guerra fredda!
Senza tralasciare, che in molti, asseriscono il contrario, ovvero, che Armstrong e Aldrin scesero sul suolo lunare e in più videro degli ufo restandone sconvolti per tutta la vita!
Non sto qui a relazionare oltre, per chi fosse interessato, può trovare su emule ciò di cui parlo, digitando:   Operazione Luna kubrick. Oppure lo può chiedere a me.
Inoltre, consiglio di guardare i seguenti siti (che poi riportano a mille altre cose):
http://it.wikipedia.org/wiki/Dubbi_sull'allunaggio_dell'Apollo

http://mysterium.blogosfere.it/2008/03/la-missione-apollo-11-fu-veramente-un-falso.html

http://images.google.it/imgres?imgurl=http://xoomer.alice.it/aurorafile/Moonhoax/Apollo1/apollo11.jpg&imgrefurl=http://xoomer.alice.it/aurorafile/Moonhoax/apollo1.htm&h=332&w=489&sz=36&hl=it&start=15&usg=__pMrL5i-71M2QTYBcvXU5dWdOsPA=&tbnid=s7gJMTsTHl-exM:&tbnh=88&tbnw=130&prev=/images%3Fq%3Dapollo%2B11%26gbv%3D2%26hl%3Dit

ed il seguente video su youtube (da qui poi ne vedrete tanti altri):
http://it.youtube.com/watch?v=iuEIsR0aOUo&feature=related

carmelo
                            

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POLITICA
28 ottobre 2008
Torna Happy Days per Obama
Pochi minuti fa ho trovato questa chicca riguardante le prossime elezioni statunitensi. Il mitico Ricky Cunningham di Happy Days, ovvero l'oramai pluri premiato regista Ron Howard, sostiene così Barak Obama con l'aiuto del grande Fonzie. Ecco il link    http://espresso.repubblica.it/multimedia/spettacoli/3406529

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28 ottobre 2008
Giro per Pace del Mela
Ragazzi, questo è il mio link su youtube:  http://it.youtube.com/user/carficar
Al momento, ci sono due video su Pace del Mela. Un giro per il paese in macchina, dedicato a chi è lontano dalla propria terra!
carmelo



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28 ottobre 2008
Welcome Carficar


Un saluto a tutti,
questo è il primo scritto di questo blog e spero non sia l'ultimo....!
Mi trovo a casa, appiedato dopo una partitella e sto cogliendo l'occasione per dare vita a questo mio spazio. Idea, che mi girava in testa da parecchio tempo a dir la verità.
Con questo mezzo chiamato per l'appunto blog (ovvero traccia su rete), vorrei evidenziare oltre ai miei pensieri, qualche news particolare, le mie recensioni e commenti sull'attualità. Senza dimenticare una finestra sul mio paese, Pace del Mela.

Beh, un commento sull'attualità proprio oggi non posso fare a meno di lasciarlo. Alzarsi e sentire che due nazi-fascisti progettavano una strage con bersaglio finale il candidato democratico alla presindenza U.S.A. Barak Obama, mi provoca ancora un pensiero di sdegno, ma non di stupore. La storia ci insegna che l'uomo dimentica e si ripete. Gli infausti accadimenti degli anni neri del 1900 sono solo un lontano ricordo. Ogni giorno strascichi di quelle filosofie di pensiero (chiamiamole così), fanno capolino su giornali e telegiornali. Poi, gente come il Berluska, per restare in Italia, con i propri commenti, non perde occasione per farci allarmare su un possibile ritorno a dittature, razzismo, intolleranza ecc.... Beh, non c'è limite all'ignoranza purtroppo.
Spero solo, che Obama vinca, un altro repubblicano, non credo il mondo lo possa sopportare. Altre guerre, no grazie!
E via, la prima è andata!
carmelo


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